Il fascino, la solarità, la maestosità e la bellezza delle rovine di Tharros mettono una strana tensione addosso, che ti veste da esploratore alla ricerca dei tesori e ti fa dimenticare tempo, spazio e… il caldo all’ora di pranzo. Sotto un sole allo zenit navighiamo nella storia, tra colonne solitarie che si tagliano dentro l’orizzonte sconfinato e i reticolati della antica e ricca città commerciale, posizionata in un punto che più strategico non si può.

Salendo sulla torre che svetta su Capo San Marco la vista è a 380 gradi (come disse uno…). Per vedere tutto l’orizzonte non basta ruotare la testa, devi girarti sui piedi. Un curioso cartello ricorda al turista distratto che se si sporge potrebbe cadere… Il mare ha dei colori talmente intensi che effettivamente esercita una attrazione quasi gravitazionale e viene voglia di tuffarsi direttamente dal parapetto. Completano il quadro gli immancabili gabbiani che volteggiano in tondo senza mai sbattere le ali. Voto: 30 e lode.

Archeologia, sardegna, Tharros
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