C’è Cinema Farnese; c’è Palazzo Farnese; c’è Villa Farnese e il B&B Farnese. E poi c’è… Farnese paese. Accroccato sul solito mammozzo di tufo, in una Tusscia senza confini né tempo. Il vento regna sovrano, su distese di terra ed erba a perdita d’occhio. I profili delle colline hanno una dimensione aeronautica, l’auto procede a velocità di crociera sul nastro d’asfalto che si modula in curve dolci e lunghe. Sembra di stare su un aliante; guidare così è pura bellezza.

A pochi passi, Canino, regno incontrastato dell’olio EVO; la sosta all’Oleificio del Consorzio è d’obbligo. Alcune latte del prezioso oro verde e via, verso nuove avventure.

Pausa pranzo all’Officina del Macellaio, una vera e propria Osteria Sociale, dove ti accomodi, mangi con raffinatezza e chiacchieri con gli avventori dei tavoli vicini, raccontando di storie e mestieri antichi, mentre Sergio, il locandiere, fa da spalla agli argomenti e ne rilancia di nuovi. Un pranzo uscito da un racconto di Kerouac.

A Farnese ci caschi dentro, da un discesone a sanpietrini che ti proietta su una piazza immensa e luminosissima, con baretto di ordinanza e Palazzo del Comune. Storia complessa quella di Farnese, come tutti i paesi della Tuscia, fatta di dominazioni di grandi famiglie nobiliari e di brigantaggio. Il paese è un gioiello architettonico, ricco di chiese con stili differenti, di evidenti segni di monumentale nobiltà, il tutto conservato in quella atmosfera sonnacchiosa tipica di questi borghi nel fuori stagione.

Nella grande piazza, su tutte le indicazioni toponomastiche, svetta il freccione turistico “IL BORGO DI PINOCCHIO”; infatti…

Per le sue caratteristiche di borgo medioevale ancora ben conservato, l’abitato di Farnese è stato scelto negli anni Settanta dal regista Luigi Comencini per girarvi le prime scene dello sceneggiato televisivo Le avventure di Pinocchio (1972), dove Farnese rappresenta il paese in cui mastro Geppetto vive e lavora.

La Fuji ha fatto il resto, con il solito capolavoro di bilanciamento tonale.


Farnese, Fotografia, Lazio, tuscia
Articolo precedente
Collalto Sabino: Il ritorno dell’inverno
Articolo successivo
Capo Sud

Post correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.