Riporto a galla un articolo del febbraio 2014. Perché a Collalto son infine tornato, alcuni giorni fa; condizioni meteo differenti, lo stesso freddo bovino di allora.
26 dicembre. Passate le sbornie festaiole, nel borgo che da alcuni anni ha preso lo pseudonimo de “Il Paese di Babbo Natale”, lo stesso Babbo Natale ha chiuso baracca e burattini ed è sparito lontano. È tutto chiuso, precluse anche le possibilità per un caffè e un tramezzino e, sotto le folate fredde di una mezza tramontana, non rimane altro che un giro per il paese deserto e un voletto con il Mini4.
Con questa furbata di Babbo Natale, con Instagram e le sfarfallanti influencers che sgambettano per i vicoli, era facile intuire che il paese afferisse ad ingenti fondi turistici per un piano di restauro bello importante e anche ben eseguito. Nei reels sui social lo si osserva ripieno di turisti che gozzovigliano tra i mercatini di Natale e la bottega centrale dove vengono preparati sontuosi panini e lavico vin brulè. Si sperava una seppur debole attività turistica, sulla coda della rush hour del 24 e 25, ma nulla di fatto e tutto serrato.
Rimane un simpatico confronto, tra le inquadrature di allora e quelle di oggi, con attrezzature, ottiche e sensibilità diverse. Nel 2014 eravamo in piena orgia da Uscite Fotografiche e i nostri blog andavano ogni settimana a singolar tenzone, a chi proponeva lo scatto più ardito. Belli gli scatti di allora, rivisti dopo ben 11 anni.
Il testo originale del 2014
Colori da Terra di Mezzo. Tempeste interiori. Io e Vincenzo allineati anche in quello. In macchina le parole corrono, cullate da centinaia di curve asfaltate della Strada Provinciale 29a che stacca da Carsoli e si avventura in luoghi di nessuno, regno di affascinante anarchia edilizia con richiami al Surrealismo. Intorno una vegetazione che sembra essere uscita da un post-uragano: alberi spezzati, cespugli e rovi scompigliati dalla furia degli elementi. In apparenza i segni di una nevicata imponente, ma solo pioggia e vento, tanto vento, ci conferma la signora del bar, resa improvvisamente loquace dalla vista di due avventori con borse e cappucci.
Veniamo da un inverno invisibile, sotto i colpi di un insistente e maledetto scirocco; ma nell’inverno siamo nuovamente scaraventati. Folate di vento gelido, un cielo da Atlante delle Nuvole, neri addensamenti sui rilievi circostanti. Ci sono tutto gli ingredienti per una fuga dalla pioggia preannunciata, che arriva puntuale di lì a poco. E così Collalto Sabino entra di diritto nella classifica “Luoghi da rivisitare”. Nelle immagini la “toccata e fuga”, i “trenta minuti per trenta scatti”, le pietre umide ed il muschio di un luogo da conservare, di delicata bellezza, solitario e malinconico.
Finisce con una corsa-ritorno nella Capitale, su una A24 a prezzi oramai improponibili, tra lo sferzare dei monsoni di un inverno ritrovato.
Finisce nel sempiterno sole di Roma, dietro ad un’arancina ed una birretta amichevole, su Via Prenestina.
Voleva essere strano questo sabato. Lo è stato. Di certo originale e gradevole.
Di seguito le due gallerie fotografiche, la prima nell’era Nikon e oggi con Fujifilm e con ottiche differenti.
Febbraio 2014 – Nikon
Dicembre 2025 – Fujifilm
























DJI Mini4 Pro
Sopra Collalto è recentemente comparsa una no-fly zone, pertinente ad una avio-superficie collocata poco a sud. Il borgo ricade in piena zona arancione, che come da regolamento EASA limita il volo a 25m di altitudine. Anche da altezze limitate, comunque, si possono realizzare bei lavori. Se la luce ti assiste, poi, è tutto più soddisfacente.












































