Sabato di pieno inverno, di quelli che gocciola freddo. Nell’aria odore di ghiaccio, portato dai venti del Nord che la notte precedente hanno regalato qualche fiocco di neve.

Cerco gli ultimi raggi, nel pomeriggio oramai tardo, dopo una fuga repentina dalla città. Altopiano di Campaegli, una manciata di chilometri dalla città, 1400 metri di altitudine, freddo e silenzio. La strada si avvolge in stretti tornanti dopo Cervara di Roma. Cavalletto e macchina fotografica, pedule invernali e via nel tramonto, fra presenze spettrali di faggi solitari e cani ululanti in lontananza.
Dalla parte opposta la luna, in bilico sull’orizzonte, a riempire un cielo indaco. La neve scricchiola sotto le mie scarpe, la luce si fa sempre più tenue e umida. Da ovest ad est un perfetto gradiente iridato, dal rosso porpora della linea del tramonto, al blu notte del profilo dei monti.
Porto indietro queste immagini, semplici e solitarie, di un barlume improvviso, un attimo fuggiasco ed un momento rubato ad una sera di tramontana.

 

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