Domenica. Piena di tramontana che spettina e liscia i pensieri. Una di quelle che ti rimangono in mente, per i continui controluce, i contrasti di colore, i luoghi che sorprendono, sotto tagli di luce nuova.
Siamo partiti così; io, Vincenzo e Sara, alla ricerca di un non so, catapultati nei colori invernali di una natura in apparenza dormiente e segreta come quella del Parco Regionale del Lago di Vico. Un luogo incantato dove la vita assapora i suoi ritmi lenti e prefetti, per lo più incontaminata. Il sole fa da specchio, rilancia i suoi bagliori tra greggi di nubi lenticolari e arbusti lacustri arrugginiti dall’autunno.
E ci perdiamo in un silenzio surreale, sino all’approdo inatteso a Caprarola, sovrastata dall’imponente mole del Palazzo Farnese, pentagonale architettura rinascimentale del XVI secolo, inizialmente bastione difensivo, poi dimora dell’omonima famiglia Italiana.
All’interno la magniloquenza delle sale e degli affreschi, i virtuosi elementi architettonici ideati dal Vignola, annichiliscono ancor prima di sorprendere. Si evocano i fasti nobiliari, in cortili interni con ardita pianta circolare e nella imponente scala ad andamento elicoidale che sale al piano nobiliare.
La luce che filtra dai finestroni e dalle fessure illumina la polvere che vola leggera nell’aria, mentre la tramontana pulisce lo schermo dell’orizzonte regalando vedute oltreconfine della selva Cimina, del Monte Velino e del Gran Sasso d’Italia, imperiosi e di bianco vestiti.
Un tramonto afghano ci accompagna nel viaggio di ritorno. Siamo silenziosi, forse ancora scossi dalle atmosfere rinascimentali di una luminosa domenica.

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