Trabbucodonosor

A dire il vero il fulcro del progetto di questo viaggio era partito tutto da qui: i trabocchi della costa adriatica abruzzese.

Previsioni meteo in netto peggioramento; quindi partenza di buona lena di primo mattino. A San Vito Chietino non troviamo l’Adriatico, ma l’Oceano Pacifico in tempesta e colori fuori scala, da orizzonti maldiviani. Lasciando alle spalle la visione della costa, con le sue fanta-mega-super ville in stile liberty degli imprenditori abruzzesi, il mare, sferzato da un forzuto gracale, ricorda più Kochi, in Kerala, con le sue fishnets, che le tranquille rive del biondo Adriatico.

Solchiamo in lungo e in largo la sinuosa linea di costa, come schegge impazzite, alla ricerca dell’inquadratura più originale, sino a che ci coglie quel vivace languorino marinaro. Tentiamo l’assalto ad un paio di trattorie locali, ma dobbiamo ripiegare per il tutto esaurito. Non rimane che sfogare le nostre frustrazioni gastronomiche in una oltremodo affollata friggitoria della piazzetta, luogo di aggregazione di rumorose famiglie con prole esuberante. Tovaglietta di carta, vassoio di plastica bianca e montagne di calamari fritti, annaffiati da Peroni rigorosamente ghiacciata.

Poi via, verso Fossacesia, mentre nuvoloni neri di Mordor si addensano minacciosi.

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