Sic umbrae declinaverunt

San Martino al Cimino, 23 aprile 2011. Giornata calda, con un sole di sguincio che intaglia ombre lunghe. L’abbazia cistercense domina la pianta del borgo medioevale; il suo portale nasconde un tempo nuovo, cela spazi dilatati e misteriosi, carichi di storia. Inizia tutto varcandone la soglia; un luogo dalla gravità capovolta, l’occhio corre alle cuspidi delle imponenti arcate a sesto acuto, si perde repentinamente nei punti di fuga delle navate, lunghe come rettilinei nel deserto.
Tutto è un armonioso gioco di linee, di intersezioni, scontri geometrici portati all’eccesso. L’architettura sembra nascere da un teorema, seguendo naturalmente l’evoluzione di funzioni matematiche e polinomi. La luce che penetra dagli intarsi del rosone crea fisicamente la scena, come un set cinematografico. Attorno al fascio luminoso si sciolgono le ombre, si addensano punti oscuri.
Più in basso, a linea d’uomo, oggetti, simboli, visioni e contraddizioni che hanno fatto la storia delle civiltà nella linea immaginaria dei secoli. Presenze, quasi; icone dal denso significato; immagini cristiane evocative e potenti, innanzi alle quali la mente vacilla. Ne seguo il percorso, con l’obiettivo prima ancora che con il pensiero. Ne scaturisce l’inizio di un gioco, di una proiezione personale; una raccolta di segni, di tappe di un percorso e di metafore. I particolari si nascondono tra gli angoli, giocano a fuggire; i profili si stagliano emergendo da un fuori-fuoco. Le immagini che seguono provano ad essere la soluzione di una equazione personale e misteriosa; un percorso durato mesi, durante il quale ho raccolto segnali, lievi presenze fugaci o imponenti, piani sconfinati, dolci pendii, angoli di mente e corpo, dove i giorni sono passati come un’ombra.

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