La tramontana è un vento di cambiamento: arriva sempre di colpo, e sorprende tutto. Le nuvole, la luce, il colore della tua giornata, i sopiti e segreti umori.
Spettina, stravolge, imprime un ritmo inusuale, frenetico. Una innaturale euforia senza ragione.

Ho fotografato per anni in solitaria, andando a cercare in modo a volte rocambolesco quei due o tre particolari che fanno l’istante di una vita; alzandomi al mattino ad ore improbabili e glaciali; immobile per ore, dentro a giornate afose e spossanti. Ho fotografato per anni in compagnia: condividendo risate e angoli di introspezione cromatica insieme agli amici di una vita.
Adesso, per la prima volta, arriva la tramontana interiore. E mi si sbiadiscono, si sciolgono come un umido acquerello, i contorni di questa “carriera” fotografica, se mai è esistita oppure era una mera proiezione. Arriva il tempo di un naufragio, di una separazione; quel momento in cui vorresti aprire la scialuppa, sdraiarti dentro zuppo fino alle ossa ed osservare le stelle e le tue lune. Quel momento in cui non sai cosa accadrà il minuto successivo e hai semplicemente paura di condividere i tuoi umori per paura di annerire quelli degli altri.
Questa domenica è stata così: partita nell’incertezza delle azioni, proseguita in questo volo verso la costa; transitata nel perimetro di una tavolata gioiosa, nel vapore alcolico di un vino e nella cicaleggiante chiacchiera tra amici; terminata in un controluce senza tregua, che desatura tutto. Quei momenti che non capisci bene cosa hai dato e cosa ricevuto, nell’impossibile corsa ad un innaturale non-pensiero.
Rimangono, come su un nastro magnetico, su un tappeto di rumore di fondo, le sensazioni che provo in quell’istante onirico in cui premo il pulsante dell’otturatore: la luce del pentaprisma sparisce per una frazione di secondo, quell’istante di rumore meccanico che racchiude tutto, spazio, tempo, dentro un immobile fotogramma, che congela per sempre e consolida in un unico blocco una percezione interiore, una visione intima, la fugace e rapida osservazione del circostante, il lavoro segreto ed imperscrutabile di qualche migliaio di sinapsi. Una fotografia. Luce ed emozione. Scomposti e, al tempo stesso perfettamente fusi, dentro la superficie iridescente di una lucida lacrima.
g

, , ,
Articolo precedente
Ombre nei pressi di Subiaco
Articolo successivo
Teho Teardo • “Le retour à la raison”

Post correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserire un indirizzo email valido.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Menu