La sfiorita di Castelluccio

E niente… Succede che c’hai pure casa close to Amatrice (come dicono gli inglesi), ma a ‘sta celebre fiorita della Piana non ci sei mai stato. E succede che da giorni addietro chi ti faceva una capa tanta e chi articoli postati su ogni social scibile da umane genti… Che fai? Non Accosti? (Cit.)

E quindi?
Quindi organizzi lo torpedone pieno pieno di amichetti, ti offri alla guida e ti lanci in questa macinata di chilometri: duecento ad anna’, duecento a torna’, per andare a fare quattro scatti in padella a fiorellini misti e spighette arzille. Strada misto stretto, che manco in moto sportiva te ce divertivi così tanto; Mazzano – Otricoli – Terni – Spoleto – Sant’Anatolia di Narco – Cerreto di Spoleto – Norcia. Pranzo al sacco, come nella migliore tradizione. Tutti gagliardi, tutti tosti, e giù tra le curve a chiacchiere su focale e diaframma, tempo di scatto e trucchi assortiti. Il tempo di arrivare al Rifugio Perugia e accorgersi che c’è il resto del mondo e poi scavallare al passo nella Piana, che realizziamo che tutte quelle fantasie fotografiche erano state scritte per altri e non per noi. Fiori pochi, caldo tanto e blande tonalità pastello.

E quindi?
Quindi tutti sul praticello all’ombra dei faggi, con la borsetta picnic e il telo che fa tanto domenica gita fuori porta, a spizzicare un po’ veggy, ma anche no… Finché il caldo molla un attimo e caliamo stile Unni nel centro di Pian Grande. Baldanzosi, direi, e giocosi oltremodo, tra un surfin’ in the balla e qualche gag.
Bella però sempre la Piana, che ti ci perdi dentro e annulli il tempo con facilità, tra un campo di lenticchie e spighe controluce che pare un prato di vetro color bottiglia. Geometrie delicate, il profilo austero del Vettore sempre lì che ti sovrasta. Controluce, controsole, contro campo e contro tutto. In lontananza volatori di parapendio e nuvole ad aerografo in posizione perfetta. Castelluccio è il solito bazaar caotico, crocevia di moto-nauti e famigliole mega-tourist, un po’ Italia, un po’ resto del mondo… Troviamo riparo defilando in alto tra i vicoli del paese, tra ombrelloni e panni stesi e la dolce compagnia di una birretta artigianale.
Il sole che scende regala luce radente che è gioia ottica e noi ci disperdiamo, ognuno con i suoi gesti e i suoi pensieri, assorti dietro i clic delle reflex e ci portiamo a casa luce e colori, ricordi e risate piene di umore che fanno da oasi in giorni scuri.

E quindi tutto bello, tutto intenso e tante curve, ma ne valeva la pena e tutto il nostro tempo. E quella cena morbida, in posti in cui eri già stato e che colori di nuovo. Quei momenti da lungo la strada che manco Kerouac… Quel noi che ci riesce tanto bene. E grazie a voi che eravate lì con i vostri occhi.
g

P.S. È tutto un Fuji Fuji

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1 Commento. Nuovo commento

  • Caro Gianluchino, queste di Castelluccio non le avevo ancora viste, mi…hanno piaciuto assai. Molto belle indeed. Bravo! Una “lavorazione” molto interessante. Il tuo amico danilo

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