Cerri, nebbia e piramidi

Raccordo Orte-Viterbo, un giorno di alta pressione dopo la grande pioggia. L’auto avanza come in traiettoria di allunaggio. Nebbia densa ovunque. Cattura ogni profilo, distorce ogni prospettiva.
Nel bosco di Bomarzo ti ci ritrovi come a Frittole, dopo la svolta in una sterrata secondaria ad una manciata di metri dal centro storico del paese.
La macchina, silenziosa, sonnecchia in mezzo ad un terreno di ulivi e tu giù per la forra, fango fino al collo, profumo di nebbia e di legna.
Tanto se sei lì è perché di quel bosco ne avevi sentito parlare; la casualità non abita qui. Ed infatti basta una “googolata” in rete, con parole chiave “Bomarzo, piramide, etrusca”, che di letteratura ne trovi. Non quanta ne vorresti, perché il mistero ancora infittisce molte cose, ma ti basta. Il resto ce lo devi mettere tu, con la tua immaginazione e con un minimo di ragionamento. Gli ingredienti sono da avanguardia: cerri multiformi e spettrali, piegati e contorti dalla furia di antichi elementi; massi di tufo erratici, “eruttati” da falesie adiacenti, perfettamente squadrati e rivestiti di muschio smeraldo; silenzio cosmico, intercalato da liquidi tintinnii e crepitii di legna secca; nebbia, ovunque e dentro ogni cosa.
Questo è un racconto fatto di clic nella foresta. Due ore di umorale immersione in una civiltà che fu. Come sempre Etruschi e come unica Italia.
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