Alta Via numero 2: vietato calpestare i sogni

Non è stato facile raccogliere in un racconto la storia di questa Alta Via. Perché non avevo intenzione di scrivere un diario lineare dei passaggi e dei paesaggi; intendevo altresì comunicare un flusso emotivo: sguardi, emozioni, sensazioni e ciò che il terreno e la roccia calpestata mi restituivano ad ogni passo. Ciò mi ha impegnato molto; ho sempre avuto paura di muovermi sul filo della banalizzazione, poi ho deciso che andava bene così e che chiunque avesse la voglia di leggerlo poteva trarne qualsivoglia giudizio. Il fatto certo è che mi sono fatto un grande regalo, e che molte cose sono cambiate nella mia testa una volta rientrato: dai rapporti umani, al concetto di tempo e di energie spese nelle comuni giornate. E allora eccola la mia Alta Via, custodita e narrata in queste frasi, in questo racconto in cui ciascuno può trovare il suo capo e la sua coda…

Questa storia inizia di notte. Alle 21.57 di domenica 22 agosto 2010.
Inizia con un treno notturno, al binario 6 della Stazione Tiburtina, in una sera di luce liquida, intrisa di un’atmosfera da avventura solitaria. Ma non è una storia di solitudine; è piuttosto un punto di partenza, un’occasione di conoscenza, un passaggio interiore fatto di scelte, analisi, comprensione. Un momento personale ed intimo, che ho deciso di vivere con me stesso e con le montagne della mia giovinezza, con quei profili e quelle vette che mi hanno da sempre accompagnato nelle mie piccole e modeste visioni di conquista…

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